31 Ago 10 hr

ALIMENTARE: PER 70% PROFESSORI SCUOLA BOCCIATA IN MADE IN ITALY

Il Made in Italy e' famoso in tutto il mondo, tranne che tra i banchi delle scuole italiane. Per 7 professori su 10, infatti, gli studenti non hanno le idee chiare su significati e valori delle "eccelenze italiane". Tra ignoranza sui principali prodotti tipici e confusione tra le sigle Dop e Igp, e' proprio il settore enogastronomico ad esporre gli alunni a maggiori gaffe. E la "colpa" e' soprattutto delle istituzioni scolastiche, che non prevedono insegnamenti di questo tipo. E anche se i docenti si sforzano di parlarne in classe, il risultato e' sconfortante. Il 67% degli alunni fa veramente fatica a capirne le basi e soltanto il 19% interviene nelle discussioni con cognizione di causa.
  Come risolvere dunque il problema? Per piu' di 2 insegnanti su 3 la soluzione e' l'inserimento di una vera e propria materia interamente dedicata al Made in Italy. Spazio tra le proposte alternative dei docenti anche per laboratori pomeridiani dedicati all'Italia (53%) e gite presso distretti produttivi tipici (49%).
  E' quanto emerge da uno studio promosso dalla rivista Vie del Gusto, diretta da Domenico Marasco e in edicola nei prossimi giorni, condotto su 275 professori di scuole secondarie di II livello, a cui e' stato chiesto il livello di conoscenza del Made in Italy tra gli studenti italiani ed un loro parere per aumentarne la divulgazione.
  Il Made in Italy non e' materia di studio nelle scuole, ma i professori cercano di parlarne il piu' possibile. Peccato che la risposta degli studenti sia tutt'altro che confortante. Consci del fatto che gli studenti presentano gravi lacune sul tema, gli insegnanti cercano sempre piu' spesso di trattare argomenti affini al Made in Italy durante le lezioni. Ma purtroppo anche parlarne in classe serve a poco. Quasi 7 studenti su 10, se chiamati in causa su tematiche relative all'italianita', non capiscono nemmeno di cosa si stia parlando, mentre il 25% si annoia a morte. I ragazzi che si dimostrano curiosi sono il 51%, ma nel 23% dei casi pensano soltanto al luogo di fabbricazione dei prodotti e non ai significati ad essi connessi. C'e' anche chi prova ad intervenire durante il dibattito, ma solo il 19% lo fa con vera cognizione di causa.